The History of Sound: l’amore che resta impigliato al passato
Ci sono storie che sembrano ascoltate più che lette, come se la pagina trattenesse una vibrazione capace di attraversare i decenni. The History of Sound. Sulle note di un amore, di Ben Shattuck, appartiene a questa famiglia rara: una raccolta di racconti interconnessi che tiene insieme il New England, un arco temporale amplissimo e una trama emotiva costruita attorno a memoria, musica, registrazione del suono, amore e perdita.
Il cuore del libro sta proprio in questa tensione tra ciò che passa e ciò che resta. Le storie si muovono dal Settecento al XX secolo, ma non per semplice gusto storico: il tempo, qui, è una materia viva, una superficie che conserva impronte e cancellature. L’effetto è quello di una prosa che non si limita a raccontare eventi, ma osserva come il passato continui a filtrare nelle vite presenti, spesso attraverso dettagli minimi, oggetti, risonanze, tracce da decifrare. La musica e il suono non sono decorazione, ma strumenti narrativi: aiutano a dire ciò che i personaggi non riescono sempre a formulare con chiarezza.
Una relazione al centro, senza compiacimento
Nel libro, la relazione tra Lionel e David è indicata come asse tematico queer dell’opera. È un elemento decisivo, ma Shattuck non lo trasforma in una posa né in un dispositivo esplicativo: lo lascia vivere dentro una struttura più ampia, dove il desiderio si intreccia alla memoria e alla perdita. Proprio questa scelta rende la storia interessante anche oggi. Il legame affettivo non viene presentato come un semplice tema, ma come una forma di conoscenza: attraverso la relazione, il libro interroga il modo in cui si conservano le voci, i sentimenti, le assenze.
La dimensione queer, allora, non si riduce a un’etichetta. Entra in relazione con il paesaggio, con l’attenzione al suono, con il bisogno di registrare ciò che rischia di scomparire. In questo senso il libro lavora per accumulo di echi: ogni racconto sembra portare con sé qualcosa di non del tutto risolto, un residuo che continua a vibrare oltre il suo tempo narrativo.
Ben Shattuck costruisce così un’opera che punta sull’atmosfera più che sul colpo di scena. La sua forza non sta nello sviluppo lineare, ma nella capacità di tenere insieme frammenti e ritorni, facendo sentire quanto una vita possa essere segnata da ciò che non si trattiene. È una scrittura che chiede ascolto, più che fretta.
In Italia il libro è uscito nel 2026 per Neri Pozza con il titolo The history of sound. Sulle note di un amore, nella traduzione di Massimo Ortelio. Un arrivo che ne conferma la circolazione internazionale e la curiosità suscitata da un’opera capace di parlare tanto ai lettori interessati alla narrativa queer quanto a chi cerca un romanzo costruito sulla densità dell’atmosfera e sulla precisione delle risonanze interne.
Il fascino di una storia che non si lascia fissare
Il valore di questo libro sta anche nella sua forma: racconti interconnessi, ambientazione nel New England, ampiezza cronologica, attenzione alla persistenza del passato. Tutto converge verso una domanda semplice e difficile: cosa resta di una relazione, di una voce, di un sentimento quando il tempo ha già fatto il suo lavoro?
Shattuck non offre risposte definitive, e forse è proprio qui che il libro si fa più memorabile. Al termine resta la sensazione di aver attraversato una geografia di suoni trattenuti, come se qualcosa continuasse a chiamare da lontano. E, davanti a quella voce che insiste nel buio della memoria, viene spontaneo chiedersi se ascoltare non sia, in fondo, un altro modo di amare.



