Queer di Luca Guadagnino: desiderio, ossessione e fuga
Queer arriva da un percorso già molto definito: presentato a Venezia 2024 e uscito poi nelle sale italiane nel 2025, il film di Luca Guadagnino affronta la novella di William S. Burroughs senza cercare una trasposizione illustrativa. Al centro c’è William Lee, americano a Città del Messico, un uomo sospeso tra desiderio, dipendenza e marginalità. La sua vita prende una direzione più netta quando incontra Eugene Allerton, interpretato da Drew Starkey: il film si costruisce intorno a questa attrazione irrisolta, fatta di avvicinamenti, frizioni e continue esitazioni.
Guadagnino lavora su un materiale già carico di tensione e lo rende sensoriale, insistendo meno sulla spiegazione psicologica che su corpi, spazi e stati di coscienza. William Lee, interpretato da Daniel Craig, non è un protagonista “esemplare”: è un personaggio fragile, spesso goffo, attraversato da un bisogno che si confonde con l’ossessione. Craig gioca proprio su questa ambivalenza, evitando il compiacimento e lasciando emergere una figura nervosa, vulnerabile, talvolta opaca. Starkey, dal canto suo, dà a Allerton una qualità sfuggente che tiene in equilibrio il rapporto: non è mai ridotto a semplice oggetto del desiderio, ma resta un polo di mistero che rende instabile ogni scena condivisa.
Il film si distingue per il modo in cui traduce il romanzo in esperienza visiva. L’ambientazione messicana non è solo uno sfondo, ma un ambiente che pesa sui personaggi: locali, strade, interni e incontri notturni costruiscono un clima di attrito continuo. Guadagnino spinge sulla componente fisica del racconto, lasciando che il disagio, il desiderio e la dipendenza si riflettano nella messa in scena. Anche per questo Queer non cerca l’adesione immediata: procede per accumulo, per scarti, per immagini che si sedimentano più che per svolte narrative nette. È una scelta che può mettere alla prova, ma che dà al film una fisionomia precisa.
Proprio questa fisionomia ha diviso pubblico e critica. Da un lato sono stati valorizzati l’impatto visivo, la forza delle interpretazioni e la capacità di dare corpo a un testo letterario difficile da adattare; dall’altro non sono mancate riserve sulla durata e sulla gestione del materiale narrativo. È un film che non si lascia consumare rapidamente: lavora su una relazione ambigua e su un disagio emotivo costante, e chiede di accettare la lentezza come parte del suo disegno.
Nel complesso, Queer è uno dei lavori più austeri e insieme più corporei di Guadagnino. Non cerca la sintesi facile tra letteratura, melodramma e tensione erotica: preferisce restare in una zona di attrito, dove il desiderio non porta chiarezza ma complicazione. Per chi vuole recuperarlo in Italia, il film è disponibile in streaming su MUBI e risulta presente anche su canali digitali e in edizioni home video italiane, con la distribuzione cinematografica ormai conclusa.



